Amicoqua

LETTERA APERTA AD ALESSANDRO CARDENTE

Novembre 2, 2008 · 1 Commento

 

 

Caro ex compagno Alessandro Cardente,

 

chi ti scrive è una ex compagna del tuo ex partito che ha appreso con molto sconcerto la tua decisione di lasciare le fila del centrosinistra per approdare in quelle dei Cristiano popolari, che, a livello locale e nazionale, sostengono la politica del governo Berlusconi.

L’ex, ovviamente, è riferito solo a te, dal momento che, per quanto mi riguarda, continuerò a lottare con i Verdi e con tutta la sinistra (speriamo unita) per portare avanti un progetto politico di chiara matrice ecologista, anticapitalista, a favore dei lavoratori, della democrazia, della giustizia sociale.

Non ti nascondo il mio disappunto e la mia rabbia nel vedere vanificati anni di lavoro comune: in fondo, tu sei stato eletto con i voti del centrosinistra, e questa tua defezione la considero un vero e proprio tradimento del tuo elettorato. Non solo, ma anche un tradimento nei confronti dei compagni e delle compagne che, negli anni in cui eri presidente, ti hanno sostenuto, hanno lottato al tuo fianco, hanno anche perso tempo per avviare con te un percorso che desse  un’impronta diversa alla politica del Municipio.  Penso che se tu avessi ascoltato con più vigore le nostre istanze, che provenivano dalle istanze del territorio e della gente che sul territorio vive e lavora, avresti potuto dare una svolta significativa alle politiche territoriali ed una chiara identità alla tua linea politica e forse non avresti perso la fiducia della gente e saresti anche stato rieletto presidente.

Rabbia e disappunto sono ancora maggiori se penso che sei passato con il centrodestra: vedi, io penso che la sinistra in genere sia portatrice di valori etici e di un progetto politico ed economico che contrasta il neoliberismo e favorisce non solo l’ambiente, ma tutti i principi costituzionali che ora più che mai vengono messi in discussione. Non so come farai a tutelare l’ambiente di fronte agli appetiti dei palazzinari (che, per loro stessa natura, sostengono chi consente loro di fare scempio del territorio e non chi ne vuole la salvaguardia), dentro una coalizione che favorisce la mobilità dei cittadini solo a parole (essendo portatrice di una politica di sviluppo del mezzo privato a scapito del trasporto pubblico), che è favorevole alla privatizzazione dell’acqua, non so con quale faccia appoggerai politiche xenofobe, false verità propinate dai media, manganellate a gente inerme in nome della sicurezza, e non mi dilungo oltre.

Certo, tutta la nostra classe politica non ha mai dato un buon esempio in fatto di coerenza e di rispetto dei cittadini dai quali hanno preso i voti: potrei citare decine di casi di personaggi che, a tutti i livelli, hanno cambiato camicia tradendo le aspettative di chi li aveva eletti, e tu non sei che uno dei tanti. Ma coerenza e rispetto vorrebbero che le scelte politiche avvenissero prima del voto: non sarebbe un delitto cambiare partito, se ciò derivasse da un processo di maturazione e dalla consapevolezza che i valori ideali che ognuno di noi porta dentro di sé potrebbero trovare migliore espressione in una diversa allocazione politica. Diventa grave, invece, il fatto che la politica sia diventata solo un mestiere, la ricerca di un posto di lavoro sicuro e ben remunerato (alla faccia dei precari e dei disoccupati!), un modo di fare carriera personale, e che, in nome dei propri interessi o di contrasti con il proprio partito (che in ogni caso andrebbero chiariti all’interno del partito), si decida tout court di appoggiare progetti politici che fino a ieri erano stati combattuti. Beh! Per me la politica è un’altra cosa.  Ma tant’è, ormai le parole democrazia (etimologicamente  potere del popolo) e politica (etimologicamente arte di governare lo Stato, secondo il filosofo Ateniese Aristotele amministrazione della “polis” per il bene di tutti) hanno perso il loro significato originario che prevedeva la partecipazione attiva dei cittadini al governo della cosa pubblica ed in cui i politici, che svolgevano gratuitamente il loro incarico, erano gli esecutori delle decisioni del popolo.

Mi sembra tanto di essere tornata indietro di un sacco di anni: vorrei solo ricordarti il testo della splendida canzone del grande Francesco Guccini, Dio è morto. Ricordo che cantavamo:

Mi han detto / che questa mia generazione ormai non crede / a ciò che spesso han mascherato con la fede / …

perché è venuto ormai il momento di negare / tutto ciò che è falsità / le fedi fatte di abitudini e paure / una politica che è solo far carriera / il perbenismo  interessato, la dignità fatta di vuoto / l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto”.

Forse io non sono cresciuta, ma quegli ideali, i sogni e le speranze della mia generazione li porto ancora vivissimi dentro di me, e ne sono orgogliosa.

Vorrei tanto sapere come giustificherai la tua scelta, non a noi ex compagni, che tanto proseguiremo nella nostra strada anche senza di te, ma agli ex compagni della CGIL (da cui tu provieni) che hanno creduto in te: gli ideali e le lotte di un grande sindacato, di tanti lavoratori, dei disoccupati, dei precari, sono gettati alle ortiche, visto che ormai appoggi e condividi strategie politiche che favoriscono mercati finanziari e grande capitale? Ma sì, tanto erano solo un bacino di voti! Ecco, vedi, il tradimento della classe lavoratrice è la cosa che più di tutte mi riesce intollerabile.

Penso che ormai le nostre strade siano irrimediabilmente divergenti e neppure un tuo eventuale ripensamento basterebbe a ridarmi fiducia nei tuoi confronti. Mi dispiace. Comunque, buona fortuna.

Daniela Caramel

 

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NASONE ADDIO! GRAZIE, PRESIDENTE BONELLI

Ottobre 28, 2008 · Lascia un Commento

Con una tempestività degna di miglior causa, il Presidente del IV Municipio Cristiano Bonelli ha chiesto all’ACEA di sospendere l’erogazione dell’acqua dalle fontanelle pubbliche, gli storici “nasoni” che fanno parte a tutti gli effetti del patrimonio ambientale caratteristico della Capitale. I motivi? Il “disturbo” causato ai residenti ed ai commercianti dai rom che vanno ad attingere acqua per bere o per usi domestici.  

“Se decoro, igiene e sicurezza mi vengono domandate dai cittadini, io devo dare una risposta alla mia gente – ha spiegato Bonelli – avrei fatto chiudere le fontane anche se fossero stati giapponesi o sudamericani a dare fastidio. Invece è capitato che fossero rom. Vorrà dire che andranno in qualche altra fontana a prendere l’acqua tanto sono nomadi, si spostano no?”. Il presidente del IV Municipio ha poi sottolineato: “Tutti i commercianti del mercato mi hanno detto che i rom danno fastidio. Io gli devo dare una risposta. Questo non è razzismo, farò anche un progetto di integrazione”.

Di avviso diverso i rom che abitano nel quartiere da anni e che per far sentire la loro voce hanno organizzato un sit-in di protesta contro la richiesta avanzata da Bonelli. “L’acqua non si nega neanche ai cani – ha detto Najo Adzovic, portavoce del campo rom Casilino 900 – questo è razzismo come le classi ponte per i bambini migranti della Gelmini”.

Intanto, sono rimaste a secco almeno due fontanelle: quella antistante il mercato comunale di Talenti, l’altra vicino a un piccolo campo rom situato nell’area: cosa accadrà nelle prossime settimane, in nome del “decoro”, dell’”igiene” e della sicurezza”?  Una cosa è certa: che il dio denaro (non a caso l’iniziativa trova il placet dei commercianti) prevarica il precetto cristiano “dar da bere agli assetati”,  e sopprime ogni principio  di solidarietà, di integrazione e di civile convivenza, soprattutto in un momento storico nel quale è di grande attualità la lotta contro la privatizzazione dell’acqua, perché questa sia davvero un bene comune, sottratto alle regole del mercato.

Al Presidente Bonelli il grazie dei cittadini “stanziali” del quartiere, che, se vorranno dissetarsi, non troveranno più l’acqua erogata dal servizio pubblico, ma dovranno tenere a portata di zaino o di borsa una bella bottiglietta (rigorosamente di plastica) di acqua minerale, meglio se di una delle marche controllate da qualche multinazionale, tipo Veolia o Nestlè, che sfruttano a costo zero o quasi le nostre sorgenti e lucrano lauti guadagni vendendo a caro prezzo un bene che dovrebbe essere di tutti.

Daniela Caramel

 

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Pillole amare e malati tappa-“buchi”

Settembre 22, 2008 · Lascia un Commento

Che il numero 17 porti jella è discutibile e non è provato. Ma il 17 settembre è stato un giorno infausto per i cittadini del Lazio, poiché da tale data è stato reintrodotto il ticket sui farmaci: 3 euro e cinquanta per ogni confezione prescritta dal medico curante agli assistiti privi di esenzioni e un euro per chi è esentato per patologia.

Dopo aver reso operativo da mesi il pagamento del ticket sui codici bianchi del Pronto soccorso, il Presidente Marrazzo, eletto con i voti del centro sinistra, ha adottato un’ulteriore misura impopolare e discutibile, per far fronte agli impegni assunti con il governo dopo la sua nomina di commissario ad acta, riversando sulle spalle di incolpevoli cittadini il deficit nel settore sanitario determinato da anni di malasanità, di sprechi, nonché di buchi di bilancio ereditati dalla precedente giunta Storace.

Il provvedimento è discutibile sotto vari aspetti. Si tratta infatti di un’imposta indiretta con carattere retroattivo, che colpisce in maniera indiscriminata tutte le fasce di reddito e grava molto più pesantemente su quelle più basse, in contrasto con l’art. 53 della costituzione che sancisce il principio della progressività del sistema tributario.

In secondo luogo, applicandosi sulle singole confezioni di farmaci, indipendentemente dal prezzo e dal contenuto delle stesse, non tiene conto né dell’uso del farmaco né della sua durata nel tempo (il contenuto di una confezione può essere sufficiente per cinque giorni, per una settimana, per due settimane…): insomma, soltanto una cosa messa lì per fare cassa, che colpisce in egual misura sia il farmaco costoso che quello da pochi euro (anzi può capitare che il farmaco costi meno del ticket, e il cittadino paga…).  E’ vero che il provvedimento non prevede alcuna partecipazione alla spesa nel caso in cui vengano prescritti farmaci di marca ma per i quali è scaduto il brevetto, oppure per gli equivalenti, ma non tiene conto che alcuni pazienti sono intolleranti ai cosiddetti “equivalenti” e sono quindi costretti a sopportare, loro malgrado, un onere per accedere al farmaco più adatto alla tutela della loro salute. Discutibile anche l’affermazione del Vice presidente della Giunta regionale Esterino Montino, secondo cui il provvedimento colpisce “solo” il 50% della popolazione, poiché il restante 50% gode di esenzioni. Ma il dato appare come una statistica alla Trilussa, poichè quella percentuale molto probabilmente ricomprende anche cittadini esentati per una sola patologia e che, quindi, non saranno assoggettati al ticket solo per “quella” patologia, ma, se si ammalano di altre malattie, come tutti i comuni mortali, non saranno affatto esenti e dovranno pagare come tutti gli altri. Spesso le statistiche e le percentuali giovano ai politici per persuadere o abbindolare i cittadini, ma si scontrano con la realtà.

Il provvedimento non favorisce alcuna forma di prevenzione, poiché i cittadini meno abbienti, per non assoggettarsi al pagamento della gabella, saranno portati a trascurare la propria salute ed a ricorrere al medico non ai primi sintomi della malattia, ma quando questa è diventata più grave e più difficilmente curabile, sottovalutando fenomeni che potrebbero evolversi in maniera più grave. Tutto ciò riguarda anche quelle fasce di popolazione border line di ceto medio basso, che faticano ad arrivare alla fine del mese ma riescono a sopravvivere dignitosamente se non intervengono fattori imprevisti che costringano a spese non preventivate: per queste persone, la tutela della salute non sarà più un diritto sancito dalla costituzione, ma un lusso che non potranno permettersi.

Se poi si considera che in Italia i prezzi dei farmaci sono più alti rispetto agli altri paesi europei, sarebbe stata auspicabile un’azione finalizzata alla loro riduzione, che avrebbe determinato una diminuzione della spesa sanitaria, anche se in tal modo le case farmaceutiche avrebbero visto anche un ridimensionamento dei loro lauti profitti.

Bisognerebbe anche chiedersi se simili misure  possano preludere a quella privatizzazione della sanità voluta da un sistema capitalistico che taglia le tasse ma toglie servizi essenziali.

Come di consueto, cittadini e malati usati come tappabuchi. Questa pillola amara non riesce proprio ad andare giù.

                                                                                                                             Daniela Caramel

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L’acqua non è una merce. O forse sì?

Settembre 8, 2008 · Lascia un Commento

Dopo l’estate dei divieti, l’estate dei fannulloni, l’estate delle strade militarizzate, il solleone non ha scalfito la tenacia di chi ha inventato Babbo Ferragosto che, da buon Robin Hood alla rovescia, toglie ai poveri per dare ai ricchi. Infatti, in questa torrida estate, prima di godersi le meritate ferie, i nostri dipendenti (alias volontari candidati ad occupare i seggi parlamentari con successiva ratifica popolare) hanno alacremente lavorato ed hanno convertito in legge, con una tempestività degna di migliore causa, il famigerato Decreto Legge 112, immenso calderone contenente norme di tutti i tipi, per garantire risparmi alla Pubblica Amministrazione. Ma i nostri dipendenti hanno fatto di più e di meglio: a sorpresa, senza che il popolo “sovrano” avesse neppure il tempo di esserne informato, hanno tempestivamente aggiunto ed approvato un nuovo articolo, non previsto nel testo originario, il 23 bis, che, di fatto, sancisce  la totale privatizzazione dei servizi idrici, in parole povere assegna all’acqua il ruolo di “merce” che deve soggiacere alle regole dell’economia capitalistica. Il caldo ha avuto davvero buon gioco, visto che “l’ombra” del governo ombra non è stata sufficiente a rinfrescare le idee di quello straccio di pseudo opposizione che nulla ha fatto per osteggiare l’approvazione del provvedimento. Così, mentre gli italiani si arroventavano in città o cercavano un po’ di pace e di refrigerio su spiagge nostrane, le multinazionali dell’acqua gongolavano in altri lidi,  in attesa di prossimi lauti profitti. Chiaro che la notizia della privatizzazione dell’acqua non è circolata, quindi la gente non poteva e non doveva sapere, se non ci fosse stato quel “rompiscatole” di Padre Alex Zanotelli a rompere le uova nel paniere, scrivendo una lettera che Beppe Grillo ha pubblicato sul suo blog. Una lettera accorata, dalla quale emerge lo sconforto per vedere vanificati anni di lotte per l’affermazione di un principio sacrosanto, la preoccupazione per l’assoluta indifferenza alle istanze popolari che consente ai nostri  governanti di ignorare le oltre 400 mila firme a sostegno della legge di iniziativa popolare sull’acqua, l’amarezza per la risposta fornita dall’On. Veltroni ad una sua precedente lettera, nella quale il leader del PD, pur affermando a parole il principio che l’acqua è di tutti, di fatto si contraddice e giustifica l’affidamento della gestione del servizio idrico ad aziende industriali.

“Il Decreto” denuncia Alex Zanotelli “ modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali. I Comuni, in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze comunali”.

“Ma cosa succede in questo nostro paese?” continua la lettera “ Perchè siamo così immobili? Perchè ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori? Perché il Forum dell’acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua? Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua? Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente,senza essere SPA.”  

I Comuni non hanno soldi e debbono risparmiare? Esistono sicuramente altri modi. O forse sperano di raccogliere qualche briciola degli incassi realizzati dalle imprese per risanare le casse comunali? Ma sappiamo bene che le aziende industriali non sono Babbo Natale e che le privatizzazioni difficilmente portano vantaggi ai cittadini, anzi, aumentano i costi a carico della popolazioni, a tutto vantaggio delle casse delle imprese.

Dopo l’arsura estiva, con le prossime bollette idriche gli italiani si sveglieranno con l’amara sorpresa di un’inattesa ed indesiderata doccia fredda!

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         Daniela Caramel

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Non datecela a bere

Luglio 18, 2008 · Lascia un Commento

Altra fuga radioattiva nella Francia Meridionale. Dopo la centrale di Tricastin, ad essere coinvolto stavolta è l’impianto di Romans-sur-Isere sempre nella Francia meridionale.

Oltre ai lanci delle agenzie, a darne risalto sono tutti i giornali on-line. Chissà, qualcuno ha cominciato a porsi qualche domanda non solo sul nucleare ma anche sulla sua funzione di giornalista. Ma per la prova conviene aspettare domani, quando toccherà alla carta stampata. Comunque non facciamoci troppe illusioni.

Infatti, quasi tutti gli organi di informazione riportano senza alcun commento quanto dichiarato dall’Autorithy francese per la sicurezza nucleare e cioè che le acque contaminate sono fuoriuscite “senza impatto sull’ambiente”.

Questa è bella! Cosa c’è al di fuori di una centrale, il nulla? Pensare di darla a bere potrà pure essere comprensibile ma non certo giustificabile. Tanto più se da bere ci sono acque radioattive. (18/07/08 – Fabio Lazzaroni)

Da Repubblica.it

http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/ambiente/francia-blocco-centrale/nuova-fuga/nuova-fuga.html

 

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Dietro front del Ministro Brunetta

Luglio 4, 2008 · 1 Commento

Dietro front del Ministro Brunetta

Il Museo di Tasso è salvo. Nessuna chiusura in vista per la struttura che celebra la storia della Liberazione italiana.

Il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, di concerto con il ministero della Semplificazione, emanerà una nota in cui spiega che il decreto taglia enti si riferisce alle strutture che svolgono “attività strumentali per un ministero”. Un dietro front che fa tirare un sospiro di sollievo a tutti, perché in ballo c’era un pezzo della storia degli italiani, il luogo che è stato lo scenario delle torture dei nazisti ai danni di decine di antifascisti.

http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=54300

 

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IL MUSEO DELLA LIBERAZIONE CHIUDERA’ I BATTENTI?

Luglio 3, 2008 · Lascia un Commento

A volte capita che vengano approvate leggi e provvedimenti che passano sotto silenzio e vengono ignorati dalla maggior parte dell’opinione pubblica, ma che, a causa della loro genericità e della molteplicità di situazioni cui fanno riferimento, contengono delle implicazioni dai risvolti inquietanti ed imprevedibili, la cui gravità si evince solo a fatto compiuto.

E’ quanto accadrà al Museo storico della Liberazione di Via Tasso, con sede nell’edificio che fu prigione della Gestapo a Roma, che tra circa 60 giorni non esisterà più e verrà sostituito da un organo ministeriale.

Infatti, l’articolo 26 del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112, emanato dal Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, prevede che, entro 60 giorni, vengano soppressi gli enti pubblici non economici con organico inferiore a 50 persone: tra questi rientrerebbe anche il Museo della Liberazione.

Il paradosso: per ragioni di economia, viene sciolto un ente il cui funzionamento si basa sul lavoro volontario, dato che il Museo grava sul bilancio dello Stato solo per un contributo ordinario di circa 51000 € annui previsti per legge e per il trattamento economico dell’unico dipendente comandato (dei 2 previsti) e si sostiene quasi per intero grazie al lavoro di collaboratori volontari o remunerati occasionalmente. E’ da sottolineare che il Museo, in dieci anni ha più che raddoppiato i suoi visitatori e allargato la sua visibilità (la stazione metro Manzoni è contraddistinta con la segnalazione del Museo) e, oltre a rappresentare un significativo luogo della memoria di enorme valore storico e culturale (recentemente è stato invitato a partecipare al coordinamento internazionale dei luoghi della memoria e della coscienza),  è presente nei principali cataloghi e guide del turismo culturale mondiale. Proprio la sua autonomia è stata a garanzia della flessibilità che gli ha permesso di essere ad un tempo all’interno di una rete di relazioni istituzionali interne e internazionali, dall’altro di entrare in relazione con scuole associazioni, gruppi, centri di studio e di ricerca italiani, europei e di altri paesi.

Sarà in grado l’opposizione parlamentare, in sede di conversione in legge del Decreto Brunetta, di presentare un emendamento finalizzato a salvare il Museo, simbolo della lotta del popolo italiano contro il nazifascismo? O dovremo assistere, impotenti, all’eliminazione di un significativo riferimento ai valori fondanti della Repubblica e della Costituzione?

Per ulteriori informazioni sul Museo, www.viatasso.eu

 

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Dov’è finito il cuore della gente?

Giugno 20, 2008 · Lascia un Commento

 

 

“…Sono scesa alla stazione Tuscolana e finalmente è pulita, senza mendicanti e zingari. Grazie Alemanno, continua nel tuo lavoro di riportare Roma a essere una città bella, civile e sicura.”

Quel che colpisce nel messaggio di questa lettrice, pubblicato su D-news del 19/06, è il riferimento ai mendicanti. Se l’autrice avesse circoscritto il suo senso di liberazione ai soli zingari, probabilmente non starei a scriverne, abituato mio malgrado al clima pesante di questi tempi.

Lei non parla genericamente di zingari che, è vero, spesso “indulgono” anche nell’accattonaggio. Cosa, questa,  comunque diversa dal mendicare.

Lei (ma quanti come lei?) distingue gli zingari dai mendicanti, da coloro, cioè, che vivono (o sopravvivono) di elemosina.

Da quanto tempo non sentivo pronunciare queste parole? Mendicante, elemosina… Parole che evocano valori di carità, compassione, altruismo, che identificano vite difficili in un mondo sempre più difficile.

Ma che fine hanno fatto, dove sono finiti il cuore, la ragione, l’anima della gente?

Di questa moltitudine indistinta, spaventata dalle e delle sue stesse paure, dimentica di un passato recente che ancora sa di emigrazione, guerre, lotte per diritti politici e civili, avvinghiata all’oggi e diffidente del futuro. Una società globale e chiusa al tempo stesso.

Secondo la Banca d’Italia, le spese per le comunicazioni (cellulari e tv) sono aumentate vertiginosamente, un po’ meno quelle per le vacanze. Per contro diminuiscono quelle per vestiario e alimentazione (ma i bambini italiani sono i più obesi d’Europa!). Libri e giornali crollano. Fotografia della stupidità dilagante.

E ancora: bullismo in ascesa, diffuso ormai anche tra i bambini delle elementari. A tre anni, sotto gli occhi compiaciuti di genitori in crisi di identità, i nostri rampolli maneggiano sofisticati videogiochi e telecomandi con notevole disinvoltura. Pochi anni in più e il loro dialogo col prossimo avviene per chat e sms. A vent’anni scrivono “tal volta” e non sanno chi è Voltaire e che l’AIDS fa ancora vittime.

Obbedienti alle sirene del mercato affollano i centri commerciali, le nuove agorà. O la versione moderna  del mondo dei balocchi senza Mangiafuoco. Dove c’è di tutto e tutto è bello, colorato, pulito e ordinato. Con atletici addetti alla vigilanza vestiti simil-Armani e commesse carine che ti danno del lei e non sbiascicano stereotipi al sapore di peppermint.

Un mondo accogliente, rassicurante e protettivo come una mamma della pubblicità che le mamme cercano di emulare come possono, con la loro vita di corsa, i mariti malati di giovanilismo, una gioventù andata con tutti i suoi sogni.

Insomma, una società affetta da bulimia, che tutto divora e tutto vomita, senza curarsi nemmeno di dove lo fa. Incosciente, ignorante, inconsapevole, indifferente persino alle raccomandazioni del Vaticano. Il cardinale Tettamanzi ha detto: insegnate ai vostri figli a salutare. Cedere il posto, dare la precedenza, fare un piacere, aiuta a rendere più vivibili le nostre città. Parole sante affidate allo smog. Magari il suo Capo, prima di parlare del degrado di Roma, poteva anche decidere di pagare l’ICI sul quell’oltre 30% di beni immobili sparsi per la città…

Una somma di individui, non di individualità solidali, decisi a sentirsi società solo quando si avverte come minaccia la presenza di chi non è ancora omologato. E senza nemmeno fare niente affinché si omologhi!

Invocando sicurezza, si obbedisce alle sollecitazioni del Grande Fratello. E chissenefrega se il GF è un maneggione della peggior specie. E’ simpatico, ricco e paraculo: perché non imitarlo?

Si desiderano servizi efficienti, si agognano liberalizzazioni, si invidiano altre nazioni europee, si invoca persino giustizia, stando però ben ficcati dentro al corporativismo più gretto, pronti a saltare sul carro vincente del momento. Il vecchio detto “Francia o Spagna purché se magna” rimane sempre valido.

Mettere in crisi questo sistema significa però, e forse soprattutto, mettere in discussione anche se stessi. Ghandi diceva: cambia te stesso come vorresti che cambiasse il mondo. Chissà, forse è anche per questo che la sinistra non vince. Perché di questo mondo, in fin dei conti, siamo tutti un po’ succubi, vittime, schiavi. In parte complici. (Fabio Lazzaroni)

A proposito, il Servizio Studi del Senato ha pubblicato  un dossier sulle regole in materia di immigrazione in Francia, Germania, Spagna e Regno Unito:http://www.senato.it/documenti/repository/studi/Dossier_015.pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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PD: rinnovare la politica, ripartire dal territorio

Maggio 30, 2008 · Lascia un Commento

Ad un mese esatto dal responso elettorale, il tema dell’incontro organizzato dal PD del IV° Municipio presso il teatro “Insieme per Fare” non poteva che essere: Rinnovare la politica, ripartire dal territorio. Ma il segno che in casa PD la sconfitta elettorale non sia ancora del tutto metabolizzata, è stato dato dal tono e dal contenuto dei numerosi interventi dei militanti, in gran parte dedicati proprio alle cause della sconfitta. Giusto se, al di là della “bravura” degli avversari, si vogliono comprendere a fondo le sue cause. Controproducente se ci si attorciglia in questa ricerca senza cominciare a guardare al da farsi.

Dando per scontata l’analisi del voto nazionale, il grosso del dibattito si è incentrato sull’esito del Comune e dei Municipi. La scelta di Rutelli, il confronto con il risultato di Zingaretti, la selezione e la scelta dei candidati ad ogni livello avvenuta non sempre attraverso un aperto e chiaro confronto nel partito, l’effetto trascinamento del voto nazionale improntato sui temi della sicurezza, sono stati i motivi più ricorrenti. Ma non sono mancate indicazioni più crude ed autocritiche rispetto al cosiddetto “modello Roma”, riassunte con molta chiarezza da Massimiliano Valeriani. Secondo il riconfermato consigliere comunale, il percorso del modello Roma si è inceppato, non riuscendo a dare risposte sufficienti alle esigenze dei cittadini. Esigenze stimolate proprio da quanto di buono avevano fatto le precedenti amministrazioni rispetto all’eredità lasciata dai vari Carraro, Giubilo e Sardella. Insomma, una serie di aspettative andate deluse man mano che il degrado, la pulizia e tutto quel che ruota attorno al fenomeno dell’immigrazione e della legalità si manifestavano con maggiore intensità. A proposito del voto delle periferie, peccato che l’analisi non ne abbia approfondito le cause dovute anche alla vistosa espansione urbanistica che molte di queste hanno conosciuto.

Grande attenzione comunque e grande voglia di ripartire. Ma come? Mario Ciarla, presidente del PD romano, Marco Palumbo, neoconsigliere provinciale e Alfredo D’Antimi, nuovo capogruppo in Municipio, non nascondono le difficoltà ma nemmeno tutte le potenzialità che lo “stile” politico inaugurato dal PD contiene. Nonostante la sconfitta, il consenso al partito è stato comunque lusinghiero e forte è la spinta di partecipazione a tutti i livelli decisionali da parte della base. Dote non trascurabile di cui loft e caminetti vari dovranno tener conto. A differenza dell’esperienza Storace in Regione, la nuova amministrazione sembra muoversi con più accortezza nella ricerca di intelligenze esterne, anche se le prime mosse lasciano trasparire forti limiti nelle capacità effettive di governo. I nodi della demagogia caciarona della campagna elettorale già cominciano a venire al pettine. In questo si possono aprire ampi spazi di iniziativa politica, tanto più se legata agli esiti di una politica nazionale che, con il federalismo fiscale e i tagli all’ICI, metterà in crisi le finanze locali, svelando altresì il bluff sui presunti vantaggi a favore dei cittadini. Tanto da fare, insomma, cominciando col ritrovare da subito un vero legame col territorio che una certa abitudine al potere aveva attenuato. Un legame che sappia ascoltare ma anche indirizzare verso un’idea di futuro in cui una società, per essere davvero funzionale, deve anche essere solidale, civile, pulita, onesta.  (Fabio Lazzaroni) 

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PD, il buon senso del no al nucleare

Maggio 23, 2008 · 1 Commento

Dopo le prime mosse del governo su legalità, immigrazione ed economia, ecco l’annuncio del ritorno al nucleare. Un altro delicato banco di prova per il Partito Democratico che, rispetto ai temi dell’energia, dovrà dimostrare tutta la plausibilità del suo “rottamare il petrolio”. Si, proprio plausibilità, perché solo coniugando ad una idea di futuro sostenibile proposte chiare e fattibili, credibili e condivisibili, potrà contare su un largo consenso della società così da condizionare, e magari mutare, gli attuali equilibri parlamentari.

In poche parole il PD deve diventare al più presto un vero e proprio partito di massa, non solo virtuale ma tanto radicato nel territorio quanto ramificato in tutti gli ambiti dell’idealità e della progettualità politica. Unico modo per contrastare un sistema dell’informazione sempre più univoco ed omologato.

E, se vorrà e ne sarà capace, a dargli una mano potrebbe essere paradossalmente proprio questo nuovo clima politico improntato al dialogo e allo scambio di ragionevolezze.

Perché gli slogan da soli bastano fino a un certo punto, poi conta la sostanza. E la sostanza consiste, dati alla mano, nel dimostrare quanto sia scellerato il ritorno al nucleare. Perché con quell’enormità di denaro necessario per realizzarlo si può finanziare in alternativa e da subito un intero programma per le energie pulite e rinnovabili, con la medesima resa energetica e in tempi senz’altro inferiori. Perché le fonti alternative creano più occupazione. Perché non si considerano i costi per lo smaltimento delle scorie e tantomeno il loro impatto ambientale. Perché non si tiene conto che alla forte sismicità del nostro territorio si accompagna un sempre più diffuso dissesto idrogeologico. Perché la logica dei megaimpianti non paga più nemmeno in termini di sicurezza militare. Perché l’Italia è il paese delle lenzuola stese ogni cento metri e a nulla varranno ipotetiche distanze di sicurezza. Perché quel resto del mondo sempre portato a modello da inseguire ha scelto e sta scegliendo ben altre opzioni.

Ma per compiere questa doverosa impresa, il PD dovrà sciogliere al più presto diverse contraddizioni. Primo, guardandosi da certi portatori (mal)sani di nuclearismo camuffati da benefattrici sirene progressiste che allignano al suo interno. Secondo, recuperando il dialogo con il popolo della sinistra che sarà pure privo di rappresentanza ma non è affatto scomparso. Non so se ce la farà da solo e solo grazie a chi, al suo interno, condivide le mie opinioni. Toccherà anche alla sinistra ecologista darsi da fare perché questa è materia propria del suo DNA, perché deve trovare assolutamente una sponda istituzionale, perché nel frattempo avrà metabolizzato la sconfitta e compreso che la politica non è fatta di soli slogan, pure giusti, ma anche dalla difficile arte della gradualità paziente che, di questi tempi, è più che mai necessaria virtù lungimirante.

(Fabio Lazzaroni)

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