Il primo avvertimento della Commissione europea per la mancata adozione da parte della Regione Lazio del piano di gestione dei rifiuti è partito (scheda in basso). E non è un bel segnale. O forse si, dipende. Non lo è perché di fatto ratifica un’assenza di scelte strategiche che si trascina da troppo tempo e che rischia di gettare il Lazio nell’emergenza. Segnale positivo, invece, perché ora, finalmente, una decisione concreta dovrà pur essere presa.
Nei giorni scorsi si è parlato di un piano (http://roma.repubblica.it/dettaglio/Lazio-emergenza-rifiuti-il-piano-segreto-della Regione/1460100) basato sul completamento per settembre del termovalorizzatore di Malagrotta, la realizzazione di altri tre entro il 2013 e la piena attuazione della raccolta differenziata, attualmente al 12%, valutando la sperimentazione porta a porta in corso a Colli Aniene, Decima e Massimina (http://www.amaroma.it/racc_diff.htm).
I siti per smaltire e trattare i rifiuti (http://www.amaroma.it/presentazione3.htm) presenti nell’area metropolitana non sono più sufficienti. La sola Roma produce ben 4.500 tonnellate al giorno di rifiuti che finiscono per lo più nella inquinante, pluriprorogata e contestatissima (http://it.youtube.com/watch?v=FPqYz7fyIzo) discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa (http://roma.repubblica.it/dettaglio/Malagrotta-maglia-nera-dItalia/1417750).
Se per la differenziata il consenso è generale, per i termovalorizzatori lo è meno e non solo per il no della sinistra ecologista. Qualche distinguo, anche se alla fine poco influirà sulle decisioni finali, potrebbe venire dal PD, stretto tra il promuovere il suo ambientalismo del fare, il timore di una rottura delle sue alleanze locali e un centrodestra più che cosciente di avere la partita in mano. Ma alla stragrande maggioranza degli elettori certi calcoli politici interessano poco. Molto meno qualunquisticamente di quanto si pensi e molto più concretamente credo ritenga che un termovalorizzatore sia comunque più conveniente della tradizionale discarica. Semmai la vera sfida culturale e ambientale è riuscire a produrre meno rifiuti.
(Fabio Lazzaroni)
Scheda
L’art. 228 del Trattato CE, stabilisce che dopo due avvertimenti la Commissione europea può deferire uno Stato membro alla Corte di giustizia e chiedere che gli vengano inflitte ammende per non aver dato piena esecuzione ad una precedente sentenza della Corte stessa.
Nel giugno 2007, con la sentenza pronunciata nella causa C-82/06 a seguito di un ricorso della Commissione, la Corte di giustizia aveva già condannato l’Italia per assenza dei piani di gestione dei rifiuti in alcune regioni e province. Piani obbligatori secondo la direttiva quadro sui rifiuti 2006/12/CE e la direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi.
Successivamente l’Italia ha adottato i piani di gestione per le regioni e province interessate ma non per il Lazio. E quando questa regione ha adottato il suo Piano Rifiuti era ormai troppo tardi e la Commissione non ha potuto che avviare il procedimento di infrazione.
Contrari ai termovalorizzatori
Rete Nazionale Rifiuti Zero
http://www.rrrlazio.it/ATTIVITA/19_maggio.pdf
Rifondazione Comunista
http://leformicherosse.altervista.org/index.php?mod=read&id=1192562915



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