Dopo le prime mosse del governo su legalità, immigrazione ed economia, ecco l’annuncio del ritorno al nucleare. Un altro delicato banco di prova per il Partito Democratico che, rispetto ai temi dell’energia, dovrà dimostrare tutta la plausibilità del suo “rottamare il petrolio”. Si, proprio plausibilità, perché solo coniugando ad una idea di futuro sostenibile proposte chiare e fattibili, credibili e condivisibili, potrà contare su un largo consenso della società così da condizionare, e magari mutare, gli attuali equilibri parlamentari.
In poche parole il PD deve diventare al più presto un vero e proprio partito di massa, non solo virtuale ma tanto radicato nel territorio quanto ramificato in tutti gli ambiti dell’idealità e della progettualità politica. Unico modo per contrastare un sistema dell’informazione sempre più univoco ed omologato.
E, se vorrà e ne sarà capace, a dargli una mano potrebbe essere paradossalmente proprio questo nuovo clima politico improntato al dialogo e allo scambio di ragionevolezze.
Perché gli slogan da soli bastano fino a un certo punto, poi conta la sostanza. E la sostanza consiste, dati alla mano, nel dimostrare quanto sia scellerato il ritorno al nucleare. Perché con quell’enormità di denaro necessario per realizzarlo si può finanziare in alternativa e da subito un intero programma per le energie pulite e rinnovabili, con la medesima resa energetica e in tempi senz’altro inferiori. Perché le fonti alternative creano più occupazione. Perché non si considerano i costi per lo smaltimento delle scorie e tantomeno il loro impatto ambientale. Perché non si tiene conto che alla forte sismicità del nostro territorio si accompagna un sempre più diffuso dissesto idrogeologico. Perché la logica dei megaimpianti non paga più nemmeno in termini di sicurezza militare. Perché l’Italia è il paese delle lenzuola stese ogni cento metri e a nulla varranno ipotetiche distanze di sicurezza. Perché quel resto del mondo sempre portato a modello da inseguire ha scelto e sta scegliendo ben altre opzioni.
Ma per compiere questa doverosa impresa, il PD dovrà sciogliere al più presto diverse contraddizioni. Primo, guardandosi da certi portatori (mal)sani di nuclearismo camuffati da benefattrici sirene progressiste che allignano al suo interno. Secondo, recuperando il dialogo con il popolo della sinistra che sarà pure privo di rappresentanza ma non è affatto scomparso. Non so se ce la farà da solo e solo grazie a chi, al suo interno, condivide le mie opinioni. Toccherà anche alla sinistra ecologista darsi da fare perché questa è materia propria del suo DNA, perché deve trovare assolutamente una sponda istituzionale, perché nel frattempo avrà metabolizzato la sconfitta e compreso che la politica non è fatta di soli slogan, pure giusti, ma anche dalla difficile arte della gradualità paziente che, di questi tempi, è più che mai necessaria virtù lungimirante.
(Fabio Lazzaroni)



1 risposta finora ↓
Sergio Mazzanti // Settembre 24, 2008 a 11:45 am
Volevo segnalare che la lista civica nazionale “Per il Bene Comune” sta organizzando una raccolta firme per dire no al nucleare. Domani 25 settembre si terrà la conferenza stampa per il lancio dell’iniziativa, che potrà essere seguita in diretta tramite il web.
Per tutte le informazioni:
http://ilbenecomune.blogspot.com/2008/09/no-al-nucleare-conferenza-stampa-on.html