Che il numero 17 porti jella è discutibile e non è provato. Ma il 17 settembre è stato un giorno infausto per i cittadini del Lazio, poiché da tale data è stato reintrodotto il ticket sui farmaci: 3 euro e cinquanta per ogni confezione prescritta dal medico curante agli assistiti privi di esenzioni e un euro per chi è esentato per patologia.
Dopo aver reso operativo da mesi il pagamento del ticket sui codici bianchi del Pronto soccorso, il Presidente Marrazzo, eletto con i voti del centro sinistra, ha adottato un’ulteriore misura impopolare e discutibile, per far fronte agli impegni assunti con il governo dopo la sua nomina di commissario ad acta, riversando sulle spalle di incolpevoli cittadini il deficit nel settore sanitario determinato da anni di malasanità, di sprechi, nonché di buchi di bilancio ereditati dalla precedente giunta Storace.
Il provvedimento è discutibile sotto vari aspetti. Si tratta infatti di un’imposta indiretta con carattere retroattivo, che colpisce in maniera indiscriminata tutte le fasce di reddito e grava molto più pesantemente su quelle più basse, in contrasto con l’art. 53 della costituzione che sancisce il principio della progressività del sistema tributario.
In secondo luogo, applicandosi sulle singole confezioni di farmaci, indipendentemente dal prezzo e dal contenuto delle stesse, non tiene conto né dell’uso del farmaco né della sua durata nel tempo (il contenuto di una confezione può essere sufficiente per cinque giorni, per una settimana, per due settimane…): insomma, soltanto una cosa messa lì per fare cassa, che colpisce in egual misura sia il farmaco costoso che quello da pochi euro (anzi può capitare che il farmaco costi meno del ticket, e il cittadino paga…). E’ vero che il provvedimento non prevede alcuna partecipazione alla spesa nel caso in cui vengano prescritti farmaci di marca ma per i quali è scaduto il brevetto, oppure per gli equivalenti, ma non tiene conto che alcuni pazienti sono intolleranti ai cosiddetti “equivalenti” e sono quindi costretti a sopportare, loro malgrado, un onere per accedere al farmaco più adatto alla tutela della loro salute. Discutibile anche l’affermazione del Vice presidente della Giunta regionale Esterino Montino, secondo cui il provvedimento colpisce “solo” il 50% della popolazione, poiché il restante 50% gode di esenzioni. Ma il dato appare come una statistica alla Trilussa, poichè quella percentuale molto probabilmente ricomprende anche cittadini esentati per una sola patologia e che, quindi, non saranno assoggettati al ticket solo per “quella” patologia, ma, se si ammalano di altre malattie, come tutti i comuni mortali, non saranno affatto esenti e dovranno pagare come tutti gli altri. Spesso le statistiche e le percentuali giovano ai politici per persuadere o abbindolare i cittadini, ma si scontrano con la realtà.
Il provvedimento non favorisce alcuna forma di prevenzione, poiché i cittadini meno abbienti, per non assoggettarsi al pagamento della gabella, saranno portati a trascurare la propria salute ed a ricorrere al medico non ai primi sintomi della malattia, ma quando questa è diventata più grave e più difficilmente curabile, sottovalutando fenomeni che potrebbero evolversi in maniera più grave. Tutto ciò riguarda anche quelle fasce di popolazione border line di ceto medio basso, che faticano ad arrivare alla fine del mese ma riescono a sopravvivere dignitosamente se non intervengono fattori imprevisti che costringano a spese non preventivate: per queste persone, la tutela della salute non sarà più un diritto sancito dalla costituzione, ma un lusso che non potranno permettersi.
Se poi si considera che in Italia i prezzi dei farmaci sono più alti rispetto agli altri paesi europei, sarebbe stata auspicabile un’azione finalizzata alla loro riduzione, che avrebbe determinato una diminuzione della spesa sanitaria, anche se in tal modo le case farmaceutiche avrebbero visto anche un ridimensionamento dei loro lauti profitti.
Bisognerebbe anche chiedersi se simili misure possano preludere a quella privatizzazione della sanità voluta da un sistema capitalistico che taglia le tasse ma toglie servizi essenziali.
Come di consueto, cittadini e malati usati come tappabuchi. Questa pillola amara non riesce proprio ad andare giù.
Daniela Caramel



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