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LETTERA APERTA AD ALESSANDRO CARDENTE

Novembre 2, 2008 · 1 Commento

 

 

Caro ex compagno Alessandro Cardente,

 

chi ti scrive è una ex compagna del tuo ex partito che ha appreso con molto sconcerto la tua decisione di lasciare le fila del centrosinistra per approdare in quelle dei Cristiano popolari, che, a livello locale e nazionale, sostengono la politica del governo Berlusconi.

L’ex, ovviamente, è riferito solo a te, dal momento che, per quanto mi riguarda, continuerò a lottare con i Verdi e con tutta la sinistra (speriamo unita) per portare avanti un progetto politico di chiara matrice ecologista, anticapitalista, a favore dei lavoratori, della democrazia, della giustizia sociale.

Non ti nascondo il mio disappunto e la mia rabbia nel vedere vanificati anni di lavoro comune: in fondo, tu sei stato eletto con i voti del centrosinistra, e questa tua defezione la considero un vero e proprio tradimento del tuo elettorato. Non solo, ma anche un tradimento nei confronti dei compagni e delle compagne che, negli anni in cui eri presidente, ti hanno sostenuto, hanno lottato al tuo fianco, hanno anche perso tempo per avviare con te un percorso che desse  un’impronta diversa alla politica del Municipio.  Penso che se tu avessi ascoltato con più vigore le nostre istanze, che provenivano dalle istanze del territorio e della gente che sul territorio vive e lavora, avresti potuto dare una svolta significativa alle politiche territoriali ed una chiara identità alla tua linea politica e forse non avresti perso la fiducia della gente e saresti anche stato rieletto presidente.

Rabbia e disappunto sono ancora maggiori se penso che sei passato con il centrodestra: vedi, io penso che la sinistra in genere sia portatrice di valori etici e di un progetto politico ed economico che contrasta il neoliberismo e favorisce non solo l’ambiente, ma tutti i principi costituzionali che ora più che mai vengono messi in discussione. Non so come farai a tutelare l’ambiente di fronte agli appetiti dei palazzinari (che, per loro stessa natura, sostengono chi consente loro di fare scempio del territorio e non chi ne vuole la salvaguardia), dentro una coalizione che favorisce la mobilità dei cittadini solo a parole (essendo portatrice di una politica di sviluppo del mezzo privato a scapito del trasporto pubblico), che è favorevole alla privatizzazione dell’acqua, non so con quale faccia appoggerai politiche xenofobe, false verità propinate dai media, manganellate a gente inerme in nome della sicurezza, e non mi dilungo oltre.

Certo, tutta la nostra classe politica non ha mai dato un buon esempio in fatto di coerenza e di rispetto dei cittadini dai quali hanno preso i voti: potrei citare decine di casi di personaggi che, a tutti i livelli, hanno cambiato camicia tradendo le aspettative di chi li aveva eletti, e tu non sei che uno dei tanti. Ma coerenza e rispetto vorrebbero che le scelte politiche avvenissero prima del voto: non sarebbe un delitto cambiare partito, se ciò derivasse da un processo di maturazione e dalla consapevolezza che i valori ideali che ognuno di noi porta dentro di sé potrebbero trovare migliore espressione in una diversa allocazione politica. Diventa grave, invece, il fatto che la politica sia diventata solo un mestiere, la ricerca di un posto di lavoro sicuro e ben remunerato (alla faccia dei precari e dei disoccupati!), un modo di fare carriera personale, e che, in nome dei propri interessi o di contrasti con il proprio partito (che in ogni caso andrebbero chiariti all’interno del partito), si decida tout court di appoggiare progetti politici che fino a ieri erano stati combattuti. Beh! Per me la politica è un’altra cosa.  Ma tant’è, ormai le parole democrazia (etimologicamente  potere del popolo) e politica (etimologicamente arte di governare lo Stato, secondo il filosofo Ateniese Aristotele amministrazione della “polis” per il bene di tutti) hanno perso il loro significato originario che prevedeva la partecipazione attiva dei cittadini al governo della cosa pubblica ed in cui i politici, che svolgevano gratuitamente il loro incarico, erano gli esecutori delle decisioni del popolo.

Mi sembra tanto di essere tornata indietro di un sacco di anni: vorrei solo ricordarti il testo della splendida canzone del grande Francesco Guccini, Dio è morto. Ricordo che cantavamo:

Mi han detto / che questa mia generazione ormai non crede / a ciò che spesso han mascherato con la fede / …

perché è venuto ormai il momento di negare / tutto ciò che è falsità / le fedi fatte di abitudini e paure / una politica che è solo far carriera / il perbenismo  interessato, la dignità fatta di vuoto / l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto”.

Forse io non sono cresciuta, ma quegli ideali, i sogni e le speranze della mia generazione li porto ancora vivissimi dentro di me, e ne sono orgogliosa.

Vorrei tanto sapere come giustificherai la tua scelta, non a noi ex compagni, che tanto proseguiremo nella nostra strada anche senza di te, ma agli ex compagni della CGIL (da cui tu provieni) che hanno creduto in te: gli ideali e le lotte di un grande sindacato, di tanti lavoratori, dei disoccupati, dei precari, sono gettati alle ortiche, visto che ormai appoggi e condividi strategie politiche che favoriscono mercati finanziari e grande capitale? Ma sì, tanto erano solo un bacino di voti! Ecco, vedi, il tradimento della classe lavoratrice è la cosa che più di tutte mi riesce intollerabile.

Penso che ormai le nostre strade siano irrimediabilmente divergenti e neppure un tuo eventuale ripensamento basterebbe a ridarmi fiducia nei tuoi confronti. Mi dispiace. Comunque, buona fortuna.

Daniela Caramel

 

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NASONE ADDIO! GRAZIE, PRESIDENTE BONELLI

Ottobre 28, 2008 · Lascia un Commento

Con una tempestività degna di miglior causa, il Presidente del IV Municipio Cristiano Bonelli ha chiesto all’ACEA di sospendere l’erogazione dell’acqua dalle fontanelle pubbliche, gli storici “nasoni” che fanno parte a tutti gli effetti del patrimonio ambientale caratteristico della Capitale. I motivi? Il “disturbo” causato ai residenti ed ai commercianti dai rom che vanno ad attingere acqua per bere o per usi domestici.  

“Se decoro, igiene e sicurezza mi vengono domandate dai cittadini, io devo dare una risposta alla mia gente – ha spiegato Bonelli – avrei fatto chiudere le fontane anche se fossero stati giapponesi o sudamericani a dare fastidio. Invece è capitato che fossero rom. Vorrà dire che andranno in qualche altra fontana a prendere l’acqua tanto sono nomadi, si spostano no?”. Il presidente del IV Municipio ha poi sottolineato: “Tutti i commercianti del mercato mi hanno detto che i rom danno fastidio. Io gli devo dare una risposta. Questo non è razzismo, farò anche un progetto di integrazione”.

Di avviso diverso i rom che abitano nel quartiere da anni e che per far sentire la loro voce hanno organizzato un sit-in di protesta contro la richiesta avanzata da Bonelli. “L’acqua non si nega neanche ai cani – ha detto Najo Adzovic, portavoce del campo rom Casilino 900 – questo è razzismo come le classi ponte per i bambini migranti della Gelmini”.

Intanto, sono rimaste a secco almeno due fontanelle: quella antistante il mercato comunale di Talenti, l’altra vicino a un piccolo campo rom situato nell’area: cosa accadrà nelle prossime settimane, in nome del “decoro”, dell’”igiene” e della sicurezza”?  Una cosa è certa: che il dio denaro (non a caso l’iniziativa trova il placet dei commercianti) prevarica il precetto cristiano “dar da bere agli assetati”,  e sopprime ogni principio  di solidarietà, di integrazione e di civile convivenza, soprattutto in un momento storico nel quale è di grande attualità la lotta contro la privatizzazione dell’acqua, perché questa sia davvero un bene comune, sottratto alle regole del mercato.

Al Presidente Bonelli il grazie dei cittadini “stanziali” del quartiere, che, se vorranno dissetarsi, non troveranno più l’acqua erogata dal servizio pubblico, ma dovranno tenere a portata di zaino o di borsa una bella bottiglietta (rigorosamente di plastica) di acqua minerale, meglio se di una delle marche controllate da qualche multinazionale, tipo Veolia o Nestlè, che sfruttano a costo zero o quasi le nostre sorgenti e lucrano lauti guadagni vendendo a caro prezzo un bene che dovrebbe essere di tutti.

Daniela Caramel

 

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Quel meraviglioso ‘68 – riflessioni e racconti

Maggio 15, 2008 · Lascia un Commento

Il grande portone di scuola era sbarrato da una ventina di gesucristi mai visti prima che, tenendosi stretti sottobraccio, urlavano slogan contro la scuola borghese.

Alle loro spalle la faccia contratta del preside, quella più perfida che mai della mia prof di matematica e il sorriso bonariamente preoccupato del portiere.

Sorpreso da quell’inattesa novità indugiai un pò tra i capannelli degli studenti cercando di capire meglio che aria tirasse. Poi, vinto dal senso del dovere che l’umiltà dignitosa dei miei genitori mi avevano inculcato, mi avviai guardingo verso l’ingresso con la speranza di trovare un possibile varco. Ma quando nell’androne vidi fare il saluto romano da quei pochi che erano riusciti ad entrare me ne tornai indietro schifato. Benché ancora non capissi granché di politica, quel gesto lo detestavo in maniera viscerale e con quelli là non volevo avere proprio nulla a che fare.

Tra i numerosi, ferrei, principi dei miei l’antifascismo è uno di quelli che in seguito si salvò dalla mia personalissima e acerrima contestazione nei loro confronti. Anche se, durante i nostri frequenti scontri verbali, non mancai di accusarli proprio di quello per cui ancora oggi gli sono infinitamente grato. Ma questo è un altro discorso.

Dunque, per i miei amici non si doveva entrare e così mi ritrovai a dover sciogliere il primo “che fare?” politico della mia vita: giocare a pallone a Colle Oppio, la bisca o andare a vedere la manifestazione studentesca al Colosseo. Ma siccome i ruvidi pantaloni verde bottiglia a vita alta (orribili a ripensarci) che mia madre mi aveva appena cucito non erano certo il massimo per emulare Peirò e, per giunta, non c’avevo nemmeno una lira per il flipper, decisi con Alberto per la terza ipotesi.

Man mano che ci avvicinavamo alla piazzetta da dove avremmo guardato dall’alto il raduno, il frastuono che da lì proveniva ci veniva incontro sempre più forte.

Una brulicante moltitudine di giovani apparve sotto i nostri occhi stupiti. Alcuni gruppi scandivano slogan il cui ritmo era accompagnato da una coreografia di pugni chiusi agitati verso il cielo, come se le parole fossero invisibili sassi scagliati contro un nemico celato dalle nuvole grigie. Bandiere rosse sbucavano qui e là e dall’alto sembravano oblunghi papaveri scossi da brevi folate di vento, mentre lunghi striscioni serpeggiavano alla ricerca di uno spazio in cui tendersi. Proprio sotto di noi, a presidiare l‘ingresso della metro, gli unici a star fermi, immobili, erano i celerini allineati come soldatini di piombo o birilli dipinti di grigioverde.

Scendemmo rapidi per le scalette tra le siepi di oleandri e ci ritrovammo lì in mezzo, incuriositi, straniti, inconsapevoli, attratti e affascinati, diffidenti e intimoriti al tempo stesso.

Seguendo le indicazioni impartite attraverso megafoni gracchianti (“cordoni, cordoni, compagni fate i cordoni”), alcuni studenti si tenevano per mano dando forma a strane strisce ondivaghe.

E accadde che, d’improvviso, da una di quelle strisce di giovani gioiosamente incazzati si protese verso di me un affascinante lembo in cappottino rosso con il colletto di pelliccia nera: una ragazza mora, certo più grande di me, due occhi meravigliosamente e fervidamente luminosi e una bocca carnosa che chiamandomi “compagno” mi rivolse un perentorio invito affinché le dessi la mano per comporre uno di questi benedetti cordoni.

In una mano tenevo i libri stretti da un elasticone rosso sul quale si spandeva la scritta “forza Roma” e nell’altra l’ombrello nero di mio padre. In un baleno risolvetti il mio secondo “che fare?” politico: affidai l’ombrello al suo destino,  congiunsi la mia mano alla sua e il freddo di quel mattino svanì d’incanto in quella parzialissima unione.

Nel frattempo Alberto era sparito. Ma in quel momento di estasi cosa poteva importarmi di lui?

Beato e intontito avanzai incespicando per l’emozione e perché di sottecchi non smettevo di ammirare la fanciulla al mio fianco. Procedevo in silenzio rimuginando sul come poterle domandare il nome senza tradire il mio stato d’animo mentre tutto attorno nulla era silenzio. Che fossi imbranato era una delle mie poche certezze che da allora, di tanto in tanto,  continuano a tenermi compagnia.

Poco dopo aver imboccato Via dei Fori i cordoni cominciarono a sciogliersi e le file dei manifestanti ad allentarsi. Anche alla mia toccò la medesima inesorabile e triste sorte.

Infatti d’un tratto, senza alcun preavviso, come se la mia fosse solo una presenza immateriale, la mano della ragazza scivolò via appresso alla sua figura snella e agile che andò a farsi avvolgere da un corpaccione barbuto che la nascose per sempre alla mia vista.

Rallentai fino a fermarmi, nello stesso arco di tempo che la delusione impiegò per restituire al mio incarnato l’abituale pallore. Presi a cercare tra quelle che mi venivano incontro una faccia conosciuta che mi sradicasse dal senso di abbandono in cui ero precipitato.

Quella faccia non tardò a palesarsi. Era quella di Alberto che avanzava allegro assieme a certi del quinto anno del nostro istituto. Mi unii a loro e dalla mia gola fuoriuscì un liberatorio grido di dolore e di rabbia che prontamente camuffai in uno slogan lanciato un istante prima da qualcuno alle mie spalle.

E fu così che a quindici anni, in quel freddo e grigio mattino del 1968, mossi i miei primi e incerti passi dentro una storia che non sapevo avrebbe cambiato il mondo. E me.

 

Fabio Lazzaroni

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prove tecniche

Maggio 7, 2008 · Lascia un Commento

Quando imparerò bene a far funzionare il pc l’umanità sarà salva

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Una manifestazione sulla legge basaglia

Maggio 7, 2008 · Lascia un Commento

 OGGETTO: Corteo 10 maggio 2008

Roma lì 02-05-08

UNA MANIFESTAZIONE CITTADINA A 30 ANNI DALLA LEGGE BASAGLIA

  

 

Le realtà che parteciperanno alla manifestazione del 10 maggio che attraverserà i quartieri di Primavalle, Torrevecchia e M.Mario, rappresentano un pezzo importante di città. Associazioni per la Salute Mentale, spazi atogestiti, realtà studentesche e della cultura, numerose realtà territoriali. La manifestazione avrà 4 temi: innanzitutto

 

 

 

La difesa e il rilancio della Legge 180 , che compie 30 anni, una scelta di civiltà. Poi la  ivendicazione dell’ uso pubblico e culturale del S.Maria della Pietà per contrastare la riproposizione di un concentrato di disagio psichico e malattia cronica che ripropone le logiche manicomiali. Poi è la tutela dell’esperienza della Ex Lavanderia in nome di un modo nuovo di concepire i luoghi della città, recuperandone e valorizzandone la storia ed il senso. Infine un’altra idea di città, la difesa dei beni pubblici e comuni, la ricostruzione di pratiche

solidali e comunitarie.

 

  

La valenza cittadina della manifestazione è visibile nelle adesioni di numerosi comitati di quartiere ed associazioni locali che si stanno costituendo in una rete di mutuo soccorso e che, insieme, vogliono dare forza alle tante vertenze aperte per la difesa dell’ambiente e del territorio. Il S.Maria della Pietà è una prima tappa della mobilitazione cittadina. In preparazione altre iniziative nella città, a partire dall’opposizione al corridoio tirrenico Roma-Latina ed allo scempio dell’agro romano che ne deriverebbe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

 

Categorie: 1 · insalata mista/grandi temi
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