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Le mele marce dei ROM

Maggio 15, 2008 · Lascia un Commento

Merita di essere letto con attenzione l’articolo di fondo pubblicato giovedì scorso su “Avvenire”, l’organo ufficiale della CEI.

Titolo: Aiutare i ROM a isolare le mele marce.

http://edicola.avvenire.it/eebrowser/frame/3_0f.ver.fin.enc.arch/dual/sectIndex.htm#

Già, sembra facile. Tanto più nel clima che è andato via via montando durante la campagna elettorale e che nei prossimi giorni troverà la sponda nei primi decreti del governo.

Quel che stupisce nell’articolo non è la proposta, pure interessante, citata nel titolo e nemmeno i propositi che poi auspica, altrettanto condivisibili. Piuttosto, stupisce e sconforta l’assenza di un minimo accenno di autocritica rispetto a tutto il non detto riguardo coloro che hanno contribuito pesantemente a far lievitare questo clima in cui la lotta alla cosiddetta illegalità tende sempre più a confondersi con il razzismo più sfacciato. Mi riferisco a tutti quei politici che amano definirsi cattolici e, anche, a taluni alti prelati che non disdegnano la loro compagnia ed ai quali hanno dato incondizionato appoggio.

Certo, non è nella storia e nell’etichetta vaticana mettere in piazza le proprie divisioni interne. Figurarsi sbatterle in prima pagina proprio sul suo principale organo di informazione! Ma se davvero esiste un certo disagio, quanto è accaduto prima e quanto accade oggi avrebbe dovuto produrre un atteggiamento più risolutamente vicino al messaggio cristiano.  Il fatto che così non sia andata è davvero un gran brutto segno.

Colpisce nell’articolo il riferimento al ruolo che dovrebbe avere la scuola. Quale, quella privata e perciò a pagamento in mano al Vaticano? O quella pubblica sempre più priva di fondi, con insegnanti insufficienti e demotivati, tutta protesa a formare generazioni sempre più compatibili con questo sistema e sempre più indifferente al bisogno di insegnamenti umanistici?

Come stupirsi dell’attuale disagio giovanile se anche la scuola ha perso la sua influenza positiva?

Aiutare i Rom a isolare le mele marce va bene. Ma poi che alternative è in grado di offrire una società così intrisa di indifferenza? Temo che qualcuno sia arrivato con un certo ritardo…

Ma ormai la situazione è quella che è. Perciò per conseguire al meglio questo obiettivo, per impedire che la degenerazione continui a diffondersi, bisogna con pazienza rafforzare il più possibile il confronto, anche critico, e il dialogo proprio col mondo cattolico affinché il messaggio positivo di cui è portatore abbia la meglio su chi si limita a clonarlo per ben altri scopi. 

Fabio Lazzaroni

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la multinazionale

Maggio 7, 2008 · Lascia un Commento

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Cominciamo bene da piccoli!

Aprile 29, 2008 · Lascia un Commento

Il finanziamento pubblico alla scuola privata, com’è noto, è espressamente escluso dall’Art. 33 della Costituzione ma, come è altrettanto noto, viene in effetti attuato sia direttamente sia indirettamente sia dagli Enti centrali dello Stato sia dagli Enti territoriali. L’elemento pragmatico su cui si fonda l’elusione della Costituzione è, in sostanza, che la scuola statale non riesce da sola a fornire il servizio a cui è chiamata e pertanto in Italia vige di fatto un sistema educativo misto pubblico-privato. Naturalmente tutto ciò viene supportato da grandi principi valoriali, quale il diritto dei genitori ad assicurare ai figli l’educazione che ritengono più opportuna, e qui entrano in gioco le scuole dichiaratamente confessionali. Io cattolico non ho forse il diritto di mandare i miei figli in un istituto che mi assicuri una formazione coerente con i miei principi (che diventano pure i principi di altri soggetti)?

GnIoOtRtNeO

E’ un po’ come il Servizio Sanitario Nazionale cui contribuiscono istituti dello Stato ed istituti privati (guarda caso, molto spesso sotto l’egida della stessa Istituzione che controlla gran parte delle scuole private). Solo che quello educativo è un settore strategico per una Nazione. Qui non si tratta di assicurare il prolungamento della vita media o il miglioramento della qualità della vita (cose peraltro evidentemente di straordinario impatto sociale). C’è in gioco ben altro: il futuro dei nostri figli e della nostra società. Che mi giova campare 20 anni di più se il vivere in una società che ha perso il senso della dignità umana diviene un peso insopportabile? E non è un segno emblematico, quasi profetico, il parlare che si fa oggi (sottovoce per carità) di testamento biologico o di eutanasia?

E’ in gioco l’essenza stessa della nostra civiltà. I segni ci sono tutti. I flussi migratori non si fermano con le armi e con leggi di stampo poliziesco: il futuro è solo nella integrazione di culture, società, religioni diverse, nel rispetto reciproco e nella condivisione dei valori autenticamente umani. E dove questo può avvenire se non nella scuola e quando, se non nella prima gioventù allorché si è liberi da preconcetti e condizionamenti culturali?

Ma se la scuola diviene un semplice insieme di componenti ben distinte, quella pubblica (destinata di fatto alla fascia più bassa della società), quella privata a cui accedono i benestanti, quella cattolica fatta per i benpensanti e domani quella islamica per i seguaci di del Profeta o chi sa cosa che speranza abbiamo per il futuro?

Non è per caso che la classe politica si è venduto per un pacco di voti (quelli cattolici per intendersi) e per il consenso di un gruppo di potere (quello della Gerarchia cattolica) il pezzo principale dello Stato?

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