Amicoqua

Voce marcata come ‘Acqua’

NASONE ADDIO! GRAZIE, PRESIDENTE BONELLI

Ottobre 28, 2008 · Lascia un Commento

Con una tempestività degna di miglior causa, il Presidente del IV Municipio Cristiano Bonelli ha chiesto all’ACEA di sospendere l’erogazione dell’acqua dalle fontanelle pubbliche, gli storici “nasoni” che fanno parte a tutti gli effetti del patrimonio ambientale caratteristico della Capitale. I motivi? Il “disturbo” causato ai residenti ed ai commercianti dai rom che vanno ad attingere acqua per bere o per usi domestici.  

“Se decoro, igiene e sicurezza mi vengono domandate dai cittadini, io devo dare una risposta alla mia gente – ha spiegato Bonelli – avrei fatto chiudere le fontane anche se fossero stati giapponesi o sudamericani a dare fastidio. Invece è capitato che fossero rom. Vorrà dire che andranno in qualche altra fontana a prendere l’acqua tanto sono nomadi, si spostano no?”. Il presidente del IV Municipio ha poi sottolineato: “Tutti i commercianti del mercato mi hanno detto che i rom danno fastidio. Io gli devo dare una risposta. Questo non è razzismo, farò anche un progetto di integrazione”.

Di avviso diverso i rom che abitano nel quartiere da anni e che per far sentire la loro voce hanno organizzato un sit-in di protesta contro la richiesta avanzata da Bonelli. “L’acqua non si nega neanche ai cani – ha detto Najo Adzovic, portavoce del campo rom Casilino 900 – questo è razzismo come le classi ponte per i bambini migranti della Gelmini”.

Intanto, sono rimaste a secco almeno due fontanelle: quella antistante il mercato comunale di Talenti, l’altra vicino a un piccolo campo rom situato nell’area: cosa accadrà nelle prossime settimane, in nome del “decoro”, dell’”igiene” e della sicurezza”?  Una cosa è certa: che il dio denaro (non a caso l’iniziativa trova il placet dei commercianti) prevarica il precetto cristiano “dar da bere agli assetati”,  e sopprime ogni principio  di solidarietà, di integrazione e di civile convivenza, soprattutto in un momento storico nel quale è di grande attualità la lotta contro la privatizzazione dell’acqua, perché questa sia davvero un bene comune, sottratto alle regole del mercato.

Al Presidente Bonelli il grazie dei cittadini “stanziali” del quartiere, che, se vorranno dissetarsi, non troveranno più l’acqua erogata dal servizio pubblico, ma dovranno tenere a portata di zaino o di borsa una bella bottiglietta (rigorosamente di plastica) di acqua minerale, meglio se di una delle marche controllate da qualche multinazionale, tipo Veolia o Nestlè, che sfruttano a costo zero o quasi le nostre sorgenti e lucrano lauti guadagni vendendo a caro prezzo un bene che dovrebbe essere di tutti.

Daniela Caramel

 

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L’acqua non è una merce. O forse sì?

Settembre 8, 2008 · Lascia un Commento

Dopo l’estate dei divieti, l’estate dei fannulloni, l’estate delle strade militarizzate, il solleone non ha scalfito la tenacia di chi ha inventato Babbo Ferragosto che, da buon Robin Hood alla rovescia, toglie ai poveri per dare ai ricchi. Infatti, in questa torrida estate, prima di godersi le meritate ferie, i nostri dipendenti (alias volontari candidati ad occupare i seggi parlamentari con successiva ratifica popolare) hanno alacremente lavorato ed hanno convertito in legge, con una tempestività degna di migliore causa, il famigerato Decreto Legge 112, immenso calderone contenente norme di tutti i tipi, per garantire risparmi alla Pubblica Amministrazione. Ma i nostri dipendenti hanno fatto di più e di meglio: a sorpresa, senza che il popolo “sovrano” avesse neppure il tempo di esserne informato, hanno tempestivamente aggiunto ed approvato un nuovo articolo, non previsto nel testo originario, il 23 bis, che, di fatto, sancisce  la totale privatizzazione dei servizi idrici, in parole povere assegna all’acqua il ruolo di “merce” che deve soggiacere alle regole dell’economia capitalistica. Il caldo ha avuto davvero buon gioco, visto che “l’ombra” del governo ombra non è stata sufficiente a rinfrescare le idee di quello straccio di pseudo opposizione che nulla ha fatto per osteggiare l’approvazione del provvedimento. Così, mentre gli italiani si arroventavano in città o cercavano un po’ di pace e di refrigerio su spiagge nostrane, le multinazionali dell’acqua gongolavano in altri lidi,  in attesa di prossimi lauti profitti. Chiaro che la notizia della privatizzazione dell’acqua non è circolata, quindi la gente non poteva e non doveva sapere, se non ci fosse stato quel “rompiscatole” di Padre Alex Zanotelli a rompere le uova nel paniere, scrivendo una lettera che Beppe Grillo ha pubblicato sul suo blog. Una lettera accorata, dalla quale emerge lo sconforto per vedere vanificati anni di lotte per l’affermazione di un principio sacrosanto, la preoccupazione per l’assoluta indifferenza alle istanze popolari che consente ai nostri  governanti di ignorare le oltre 400 mila firme a sostegno della legge di iniziativa popolare sull’acqua, l’amarezza per la risposta fornita dall’On. Veltroni ad una sua precedente lettera, nella quale il leader del PD, pur affermando a parole il principio che l’acqua è di tutti, di fatto si contraddice e giustifica l’affidamento della gestione del servizio idrico ad aziende industriali.

“Il Decreto” denuncia Alex Zanotelli “ modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali. I Comuni, in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze comunali”.

“Ma cosa succede in questo nostro paese?” continua la lettera “ Perchè siamo così immobili? Perchè ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori? Perché il Forum dell’acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua? Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua? Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente,senza essere SPA.”  

I Comuni non hanno soldi e debbono risparmiare? Esistono sicuramente altri modi. O forse sperano di raccogliere qualche briciola degli incassi realizzati dalle imprese per risanare le casse comunali? Ma sappiamo bene che le aziende industriali non sono Babbo Natale e che le privatizzazioni difficilmente portano vantaggi ai cittadini, anzi, aumentano i costi a carico della popolazioni, a tutto vantaggio delle casse delle imprese.

Dopo l’arsura estiva, con le prossime bollette idriche gli italiani si sveglieranno con l’amara sorpresa di un’inattesa ed indesiderata doccia fredda!

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         Daniela Caramel

Categorie: insalata mista/grandi temi
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