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Voce marcata come ‘centri commerciali’

Il liberismo va a braccetto con l’insicurezza (e Alemanno vince)

Aprile 29, 2008 · Lascia un Commento

 

La confusione della sinistra si somma tragicamente alla malafede della destra, nel degrado sociale e ambientale del territorio. Il manifesto, 23 aprile 2008 (f.b.)

E’ vero che le statistiche sulla criminalità dicono che il fenomeno è in buona sostanza stabile. Ma sottovalutare la soglia di allarme sociale a cui siamo giunti sarebbe per la sinistra un errore devastante. E’ infatti innegabile che la percezione di vivere in città e territori sempre meno sicuri ci coinvolge tutti e davvero non ce la possiamo cavare con un’alzata di spalle. La questione è seria e va affrontata con rigore, prima che le paure fomentate dalla destra riescano a scalfire un altro pezzo del sistema della convivenza civile. Ma con altrettanta chiarezza credo che vadano affrontate anche le cause strutturali del fenomeno. Senza questa analisi si rischia la deriva autoritaria: tutto, anche i writers o i lavavetri, diventa ordine pubblico. Se guardiamo invece allo stato delle nostre città, potremmo cogliere quelle contraddizioni che derivano dai modelli economici imposti dalla globalizzazione.

Sono due le principali caratteristiche della vita urbana. La prima è che si stanno espandendo in maniera impressionante. Siamo a ritmi simili a quelli degli anni ‘60 quando c’era il boom economico e una impetuosa crescita demografica. Oggi siamo a economia stagnante e popolazione ferma ai circa 60 milioni di residenti. E non si venga a dire che le città crescono per quei 3 milioni di immigrati che vivono in Italia! Crescono perché gli investitori finanziari internazionali operano ormai senza ogni regola. Si stanno realizzando centinaia di immensi centri commerciali in ogni città e nelle campagne. Si stanno costruendo dovunque giganteschi alberghi a beneficio dei pochi tour operators che guidano il miliardario mercato turistico globale. Si sta realizzando, infine, un’immensa villettopoli, visto che i prezzi delle abitazioni urbane sono inaccessibili.
L’altra caratteristica della fase di vita urbana è che di fronte a questa espansione urbana si vanno spegnendo uno a uno i luoghi pubblici che formavano i nodi della rete di relazioni sociali. A parte le poche di maggiore grandezza, tutte le stazioni ferroviarie sono senza presidio. Non c’è più personale perché la spesa pubblica è stata falcidiata. I capolinea del trasporto pubblico locale hanno subito lo stesso destino. E che dire della piccola rete commerciale delle periferie urbane che ha rappresentato uno dei rari elementi di socialità nelle nostre tristi periferie? Cancellate dall’apertura dei megastore di cui parlavamo prima.

Insomma le città crescono a dismisura mentre i presidi pubblici vengono chiusi uno dopo l’altro. Ecco il motivo strutturale dell’insicurezza. Il neoliberismo sta cancellando le città come le avevamo ereditate da una secolare tradizione, e cioè luoghi di relazioni economiche e sociali. Oggi tutto è ridotto al solo fattore economico.

Il dramma è che la parte maggioritaria della sinistra è ancora ubriacata dai miti del liberismo e non riesce più ad articolare nessun ragionamento. Non sarebbe difficile sbattere in faccia alla tracotanza securitaria di Alemanno che è proprio la loro concezione liberista ad aver costretto le pubbliche amministrazioni a chiudere servizi e luoghi pubblici. A rendere insomma più povere e insicure le nostre città. Qualche settimana fa sono morte cinque persone nella desolata periferia romana. Investite da un’automobile perché non c’era neppure un marciapiede. Tre delle vittime erano bambini che stavano andando a scuola. Il luogo della tragedia è lontano duecento metri da un gigantesco centro commerciale: si accendono le vetrine del consumo e si spengono città intere.

Allora, insieme alle doverose risposte in termini di prevenzione della criminalità diffusa, apriamo la stagione di un ripensamento della nostra condizione urbana. Ricominciamo a vedere il deserto che c’è nelle periferie. E’ da lì che sono volati via milioni di consensi.  Paolo Berdini, segnalato da Marcello Paolozza

 

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La Bufalotta a Report domenica 4 maggio

Aprile 29, 2008 · 1 Commento

 

Abbiamo visto la puntata di Report, domenica scorsa, sul sacco urbanistico di Roma. Davvero si può parlare di ”I re di Roma” come li definisce l’autore, Paolo Mondani. E adesso possiamo cominciare a capire alcune delle cause del terremoto elettorale, come ci scrive Marcello Paolozza della Rete dei CdQ. Sono stati snocciolati i nomi di chi comanda, Ligresti, Toti, Mezzaroma, Caltagirone etc. e di chi obbedisce e cioè l’ex assessore all’urbanistica Roberto Morassut e chiaramente i sindaci Rutelli e Veltroni. Non è stato nominato, ma era indubbiamente coinvolto anche l’ex assessore all’ambiente Esposito. Impressionante l’imbarazzo di Morassut di fronte alle precise domande dell’intervistatore, la protervia con cui insisteva a dire che quanto da lui deciso era importante per la città. Una valorizzazione senza precedenti dei terreni edificabili, a fronte di un assalto al territorio e di una “mancia” versata dal costruttore alla città, pari a una misera frazione del costo delle infrastrutture, che rimangono quindi quasi per intero a carico della collettività. Insomma un arricchimento di alcuni, pagato da noi tutti, come ha giustamente sottolineato l’Ing. Piergiorgio Rosso. E Report non ha esitato a dare l’ultima coltellata: i costruttori versano somme cospicue, oltre che alla Lega,  al Partito Democratico, e prima ai DS.
Un grande episodio di giornalismo, che ci racconta perchè i romani si sono dimostrati delusi dalle ultime amministrazioni. Forse (anzi certamente) Alemanno non farà nulla contro i costruttori, ma almeno garantisce pugno di ferro contro delinquentelli e rom. Come si dice, debole con i forti e forte con i deboli. Un classico della destra, ma purtroppo anche della (ormai ex?)
Abbiamo anche letto un cattivissimo editoriale di “Corsaro Rosso”
(di Unione Inquilini di Roma) che tra l’altro dice anche: “Il bello è che gli abitanti non chiedevano di avere i primi due più grandi centri commerciali d’Europa (noi sul superfluo siamo imbattibili, è sull’inutile che cerchiamo di primeggiare in Europa). 
Siamo andati ben oltre il pianificar facendo. Siamo andati ben oltre le compensazioni che, per fare un parco a Talenti  le cui aree, ad esempio, erano di proprietà di Mezzaroma, si garantiva un’altra area da cementificare a suo piacimento senza alcun beneficio sul mercato delle locazioni o della compravendita. Però attenti, mentre Mezzaroma veniva “compensato”, allo IACP andava un po’ peggio, perché a questi venivano tagliati tre milioni di metri cubi di case popolari ma non veniva data nessuna “compensazione”. L’artefice di questo modello: il piano delle certezze di Rutelli.
La sinistra al governo della città con una discreta forza cosa faceva? Assentiva.
Certo, ogni tanto si indignava per qualche sfratto, certo, ogni tanto si indignava per qualche vendita di enti o qualche cartolarizzazione, certo, qualche volta mediava tra movimenti di lotta e Veltroni per garantire a quest’ultimo una certa pace sociale. “

Per leggere tutto “Corsaro Rosso” cliccate http://www.unioneinquilini.it/cm/2008/cm_08_263.asp

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