Con una tempestività degna di miglior causa, il Presidente del IV Municipio Cristiano Bonelli ha chiesto all’ACEA di sospendere l’erogazione dell’acqua dalle fontanelle pubbliche, gli storici “nasoni” che fanno parte a tutti gli effetti del patrimonio ambientale caratteristico della Capitale. I motivi? Il “disturbo” causato ai residenti ed ai commercianti dai rom che vanno ad attingere acqua per bere o per usi domestici.
“Se decoro, igiene e sicurezza mi vengono domandate dai cittadini, io devo dare una risposta alla mia gente – ha spiegato Bonelli – avrei fatto chiudere le fontane anche se fossero stati giapponesi o sudamericani a dare fastidio. Invece è capitato che fossero rom. Vorrà dire che andranno in qualche altra fontana a prendere l’acqua tanto sono nomadi, si spostano no?”. Il presidente del IV Municipio ha poi sottolineato: “Tutti i commercianti del mercato mi hanno detto che i rom danno fastidio. Io gli devo dare una risposta. Questo non è razzismo, farò anche un progetto di integrazione”.
Di avviso diverso i rom che abitano nel quartiere da anni e che per far sentire la loro voce hanno organizzato un sit-in di protesta contro la richiesta avanzata da Bonelli. “L’acqua non si nega neanche ai cani – ha detto Najo Adzovic, portavoce del campo rom Casilino 900 – questo è razzismo come le classi ponte per i bambini migranti della Gelmini”.
Intanto, sono rimaste a secco almeno due fontanelle: quella antistante il mercato comunale di Talenti, l’altra vicino a un piccolo campo rom situato nell’area: cosa accadrà nelle prossime settimane, in nome del “decoro”, dell’”igiene” e della sicurezza”? Una cosa è certa: che il dio denaro (non a caso l’iniziativa trova il placet dei commercianti) prevarica il precetto cristiano “dar da bere agli assetati”, e sopprime ogni principio di solidarietà, di integrazione e di civile convivenza, soprattutto in un momento storico nel quale è di grande attualità la lotta contro la privatizzazione dell’acqua, perché questa sia davvero un bene comune, sottratto alle regole del mercato.
Al Presidente Bonelli il grazie dei cittadini “stanziali” del quartiere, che, se vorranno dissetarsi, non troveranno più l’acqua erogata dal servizio pubblico, ma dovranno tenere a portata di zaino o di borsa una bella bottiglietta (rigorosamente di plastica) di acqua minerale, meglio se di una delle marche controllate da qualche multinazionale, tipo Veolia o Nestlè, che sfruttano a costo zero o quasi le nostre sorgenti e lucrano lauti guadagni vendendo a caro prezzo un bene che dovrebbe essere di tutti.
Daniela Caramel
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Merita di essere letto con attenzione l’articolo di fondo pubblicato giovedì scorso su “Avvenire”, l’organo ufficiale della CEI.
Titolo: Aiutare i ROM a isolare le mele marce.
http://edicola.avvenire.it/eebrowser/frame/3_0f.ver.fin.enc.arch/dual/sectIndex.htm#
Già, sembra facile. Tanto più nel clima che è andato via via montando durante la campagna elettorale e che nei prossimi giorni troverà la sponda nei primi decreti del governo.
Quel che stupisce nell’articolo non è la proposta, pure interessante, citata nel titolo e nemmeno i propositi che poi auspica, altrettanto condivisibili. Piuttosto, stupisce e sconforta l’assenza di un minimo accenno di autocritica rispetto a tutto il non detto riguardo coloro che hanno contribuito pesantemente a far lievitare questo clima in cui la lotta alla cosiddetta illegalità tende sempre più a confondersi con il razzismo più sfacciato. Mi riferisco a tutti quei politici che amano definirsi cattolici e, anche, a taluni alti prelati che non disdegnano la loro compagnia ed ai quali hanno dato incondizionato appoggio.
Certo, non è nella storia e nell’etichetta vaticana mettere in piazza le proprie divisioni interne. Figurarsi sbatterle in prima pagina proprio sul suo principale organo di informazione! Ma se davvero esiste un certo disagio, quanto è accaduto prima e quanto accade oggi avrebbe dovuto produrre un atteggiamento più risolutamente vicino al messaggio cristiano. Il fatto che così non sia andata è davvero un gran brutto segno.
Colpisce nell’articolo il riferimento al ruolo che dovrebbe avere la scuola. Quale, quella privata e perciò a pagamento in mano al Vaticano? O quella pubblica sempre più priva di fondi, con insegnanti insufficienti e demotivati, tutta protesa a formare generazioni sempre più compatibili con questo sistema e sempre più indifferente al bisogno di insegnamenti umanistici?
Come stupirsi dell’attuale disagio giovanile se anche la scuola ha perso la sua influenza positiva?
Aiutare i Rom a isolare le mele marce va bene. Ma poi che alternative è in grado di offrire una società così intrisa di indifferenza? Temo che qualcuno sia arrivato con un certo ritardo…
Ma ormai la situazione è quella che è. Perciò per conseguire al meglio questo obiettivo, per impedire che la degenerazione continui a diffondersi, bisogna con pazienza rafforzare il più possibile il confronto, anche critico, e il dialogo proprio col mondo cattolico affinché il messaggio positivo di cui è portatore abbia la meglio su chi si limita a clonarlo per ben altri scopi.
Fabio Lazzaroni
Categorie: Religione e laicità: la scelte
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